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 La Chiesa S. Maria e i XII Apostoli Minimizar

La nascita dell’abbazia “Santa Maria e i XII Apostoli” ci riporta senza dubbio alle origini di Bagnara Calabra. Tale opera fu fortemente voluta dal gran conte di Calabria e Sicilia Ruggero II D’Altavilla, detto il Normanno. Fu lui che nel 1085 affidò a degli ecclesiastici normanni le terre di Bagnara, ordinando loro di costruire una chiesa con il nome di “Santa Maria e i XII Apostoli”.

Sin dalla nascita tale chiesa fu dichiarata “Abbazia Nullius”, cioè sottomessa unicamente al Romano Pontefice. In breve tempo divenne una delle più potente Abbazie dell’Italia meridionale. Il primo priore, al quale fu conferito il potere feudale della chiesa, fu Ermete. Per molti decenni l’abbazia di Bagnara mantenne prestigio e potere, ma nel corso degli anni e per eventi diversi, ridusse la sua influenza al solo ambito religioso.

Tutt’oggi la chiesa, comunemente chiamata Madre, è considerata un punto fermo della cristianità bagnarese.

  
 La Chiesa attuale. La storia Minimizar
I lavori ebbero inizio nel 1928 e furono ultimati nel 1931.
La chiesa risultò formata da un’ampia navata con attorno otto cappelle. L’altare maggiore venne ripristinato con gli antichi marmi e il pavimento fu eseguito ad imitazione mosaica.
I dipinti sul soffitto rappresentano “La Maddalena che lava i piedi a Gesù”, “L’Eucarestia: centro del Mondo” e “La Resurrezione di Lazzaro”. Gli affreschi degli altari minori sono stati eseguiti da Primo Panceroli di Roma intorno agli anni venti.
Nella seconda metà del novecento il bagnarese ed artista Carmelo Barbaro ricostruì il pavimento nella parte centrale della chiesa. La solenne consacrazione avvenne il 5 giugno del 194. Lo stesso Barbaro ha realizzato lo splendido altare, fortemente voluto da Don Rosario Pietropaolo.
L’ opera di grande valore artistico, è stata consacrato il 6 agosto 1989. Tale opera consta di una mensa interamente realizzata in bronzo su cui sono impresse delle effigi. Al centro Maria con accanto gli Apostoli Giovanni e Pietro, rappresentanti il passato, e Papa Giovanni Paolo II, l’Arcivescovo A. Sorrentino e Madre Teresa di Calcutta, considerati gli Apostoli di oggi. Vi sono inoltre rappresentati personaggi illustri della storia civile di Bagnara quali: Vincenzo Morello, giornalista, Vincenzo Fondacaro, navigatore, Vincenzo Florio, armatore, e Carmelo Barbaro, artista. Accanto ad essi Ruggero Il Normanno, fondatore dell’Abbazia, il Cardinale Tommaso Ruffo e la “Bagnarota”, incarnazione della laboriosità e del coraggio della gente di Bagnara. La mensa poggia su un pavimento di marmi pregiati, decorato da dodici stelle che fanno corona ad un sole simboleggiante il motore di tutta la cristianità.

  
 L'antica Chiesa. La Storia Minimizar

L’Abbazia bagnarese nacque dal desiderio di Ruggero D’Altavilla d’istituire un monastero feudale sul promontorio di Bagnara. Affidò dunque a degli ecclesiastici normanni il compito di costruire una chiesa sotto il titolo di “Maria S.S. e i XII Apostoli”. Il primo documento storico su Bagnara è il diploma di fondazione firmato dallo stesso conte Ruggero: esso si conserva nell’archivio della Basilica Lateranense in Roma. Tale chiesa dichiarata “Abbazia Nullius” divenne, in breve tempo, una delle più potenti dell’Italia meridionale. I Normanni e gli Svevi ne accrebbero vistosamente il patrimonio e n' estesero l’influenza e la giurisdizione su molte terre della Sicilia. Il potere feudale venne conferito a Ermete che fu anche il primo priore dell’Abbazia. Nel corso degli anni l’Abbazia vide minacciata la sua autonomia e indipendenza molteplici volte. Nel 1146 Ruggero II assoggettò la chiesa di Bagnara a quella di Cefalù e tale decisione venne ratificata con Bolla Papale. I canonici bagnaresi si opposero energicamente a tale decisione rivendicando la loro autonomia e libertà. Fu Papa Innocenzo III a riconoscere legittima tale rivendicazione annullando il provvedimento preso da Anacleto II e ridonando alla chiesa bagnarese la sua autonomia. Nel 1192 una bolla pontificia certificava che gli ecclesiastici a capo dell’Abbazia di Bagnara appartenevano all’ordine dei canonici regolari di Sant’Agostino. Nel 1256 successero i monaci Florensi seguiti dai canonici secolari lateranensi che governarono dal 1477 al 1582. Successivamente il governo della chiesa fu affidato all’ordine dei Domenicani, che rimasero per oltre centosettantasette anni al capo della chiesa. Nel susseguirsi dei vari governi ecclesiastici nacquero tra i vari ordini diverse controversie. Ricordiamo quella tra i Domenicani e il clero di Bagnara, rinomata vicenda per le scomuniche ricevute e per i lamenti, che secondo il sacerdote Antonino Gioffrè, furono riversati su Bagnara da parte dei Domenicani in cammino per lasciare la città. Il sisma del 5 febbraio del 1783 la distrusse completamente e ci si adoperò, in pochi giorni, per l’allestimento di una baracca-cattedrale, necessaria allo svolgimento del culto. La nuova chiesa ricostruita, era lunga 34 m e larga 10.50 m, aveva tre navate e sei cappelle all’interno. L’alluvione del 1815 la danneggiò gravemente e solo nel 1861 furono completati i lavori di ristrutturazione che a differenza della prima la videro con una sola navata e molto più ampia sia in larghezza che in lunghezza. Intanto nel 1818 la Santa Sede poneva fine definitivamente all’Abbazia Nullius di Bagnara; dopo sette secoli di potenza e splendore, la chiesa perdeva la sua autonomia. L’ultimo terribile sisma del 1908 la distrusse completamente. Sui ruderi della Chiesa del Purgatorio, l’attuale Casa della Madre e del Fanciullo che ospita l’istituto industriale, fu costruita una chiesa-baracca che funzionò da Matrice fino alla ricostruzione della chiesa attuale. I lavori ebbero inizio nel 1928 e furono ultimati nel 1931.

LA CHIESA ATTUALE. LO STILE

Si presenta con una facciata ritmata da una serie di finte edicole, dominata da due alte colonne, che incorniciano il portale, e coronata ai lati da due torri campanarie gemelle. All’esterno si trova una scultora rappresentante la Madonna. L’interno, a navata unica, è un esempio di semplicità e decoro. Il soffitto è realizzato a copertura piana e nei riquadri della zona centrale vi sono raffigurati episodi del nuovo testamento. L’altare in marmi policromi, di recente realizzazione, è opera di maestranze locali. Tra le opere custodite all’interno vi sono: una tela della Madonna del Rosario, XVIII sec., un’importante tela del XVI sec. raffigurante San Francesco d’ Assisi, due statue lignee raffiguranti San Domenico e San Vincenzo databili al XVII sec., provenienti dall’antica abbazia normanna. Nelle sue mura è conservato il veneratissimo quadro raffigurante i XII Apostoli attorno alla Vergine Morente; tra gli arredi sacri si conservano anche due pianete, donate dal Cardinale Antonio Ruffo nel XVIII sec. alla chiesa di San Nicola di Bari.


  
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