
Opera di Mimmo Fadani
La pesca del pescespada, praticata sin dal tempo dei Fenici, è una delle più proficue attività intorno a cui ruota l’economia di Bagnara.
Grazie all’innovazione e alla tecnologia, è oggi praticata con metodi moderni che mantengono inalterata la tradizione. Questa pesca, caratteristica dello Stretto di Messina, oggetto di curiosità e interesse nazionale, rischia oggi di scomparire se non sufficientemente supportata da istituzioni e enti nazionali e locali.
Ogni inizio di stagione i legali, rappresentanti delle barche atte alla pesca, si riunivano presso i locali della capitaneria di porto ed effettuavano il sorteggio delle poste, “vende”.
Esse erano 18 nel senso nord-sud: Posticea, Surrantino, Perialapa, Santuleo, Grutta, Mustalà, Cefarea, Santi, Gramà, Bilusci, Capo, Marturano, Serena, Jumara, Canali, Aria, Schittari, Rustico. Ciò avveniva il 10 di aprile. Nei tempi antichissimi il sorteggio si effettuava nell’Abbazia S. Maria dei XII Apostoli.
Ecco come Ruggero Jannuzzi parla della pesca del pescespada scrivendo nella rivista “La Regione Calabria” del 1992.
La pesca del pescespada, praticata lungo lo Stretto di Messina, ha inizio tra aprile e giugno.
In questo periodo il pescespada, in cerca di un compagno per l’accoppiamento, abbandona le profondità del mare aperto per avvicinarsi alle acque tiepide e più tranquille dello Stretto. Se questa pesca riporta alla mente degli appassionati la rincorsa della passerella dietro il pescespada, necessario è ricordare che i metodi di pesca sono tre: con lenza, con la rete con l’arpione.