Le Frazioni 
L’abitato sorge sul mare innalzandosi a gradinata dalla parte bassa, Bagnara Marina, verso i quartieri collinari raggiungendo un’altezza di 600 mt s.l.m.
PELLEGRINA. Proseguendo per la s.s. 18, a 360 m.s.l.m., si può ammirare Pellegrina, frazione di Bagnara che conta oggi circa 1400 abitanti. Abbracciata alle montagne, è conosciuta per il famoso pane di grano, portato all’attenzione dalla “Sagra” giunta nel 2004 alla 13a edizione. Famosa è la produzione dell’uva “zibibbo”, prodotta in vigne ottenute mediante coltivazioni a terrazzi, strappati alla pendenza del terreno. Rinomata per la ceramica, vi sono due importanti fabbriche, La Regina e Il Falco, la cui produzione viene esportata sia Italia che all’estero.
Da visitare: la chiesa dell’Annunziata.
CERAMIDA. a 7 km a nord da Bagnara marina, e a 500 m.s.l.m., si trova Ceramida. Il nome di questo piccolo agglomerato di case equivale a “tegola”o forse meglio a “ceramidio”, fornace per la cottura di tegole. In questo luogo, infatti, era diffusa nel passato la produzione di tegole e mattoni. L’origine di ceramida viene assegnata immediatamente dopo il sisma del 5 febbraio 1783, anche se non vi è alcun documento che vi attesti la veridicità della notizia. Ciò che è certo è che Ceramida, fino al 1834, appartenne al Comune di Seminara e, solo successivamente, fu assegnata al Comune di Bagnara Calabra. Per lunghi anni ciò provocò scontri e battaglie legali. Gli abitanti del piccolo centro non accettavano di buon grado la decisione presa, chiedendo insistentemente di ritornare all’antica sistemazione. Nel 1979, con il trasferimento di Ceramida dalla Diocesi di Mileto alla Diocesi di Reggio Calabria, cessò ogni richiesta e il borgo si consolidò come frazione nel territorio bagnarese. Oggi Ceramida conta circa 400 abitanti. Importante è la produzione di ceramiche e del rinomato pane di grano. Nella collina del monte Granaro vengono coltivate delle viti da cui si estrae un ottimo vino. Ottima acqua sgorga da una fonte che si trova nel centro abitato. Di rilievo sono i festeggiamenti della Madonna del Carmine, che vengono posticipati alla domenica successiva al 16 luglio. Gli emigrati, che per tale occasione ritornano nella piccola frazione, popolano la piazza principale, Piazza del Carmine, dando luogo ad una processione che attraversa tutte le stradine del borgo. Ancora forte è l’antica tradizione di esporre dalle finestre e dai balconi coperte e tovaglie di “dote” che servono per venerare la statua ed abbellire le strade al passaggio della statua della Madonna. Da visitare: la chiesa del Carmine, il monumento ai Caduti e le caratteristiche viuzze.
SOLANO INFERIORE: a 600 mt s.l.m., troviamo la più alta e fresca frazione di Bagnara Calabra. Solano, conteso per lungo tempo dai comuni di Scilla e Bagnara, oggi si divide in Solano Inferiore con comune bagnarese e Solano Superiore con comune scillese. Caratteristica per la sua alta posizione, è rinomata per la produzione di ricotta e olio e la coltivazione di ortaggi e frutta. Nel passato Solano ha ricoperto un ruolo importante in tutto il territorio, in quanto principale via per giungere a Reggio Calabria. Dal particolare costume tradizionale e dal dialetto parlato si può percepire, ancor oggi, la ricchezza culturale determinata dal passaggio di varie personalità con storie e origini diverse. Inoltre, i boschi e la fitta vegetazione offrivano un buon rifugio agli eserciti nei periodi di guerra.
Coronata di castagneti rigogliosi, a Solano si rinviene sul lato esterno dell’abside della chiesa di S. Maria delle Grazie, un antica fontana monumentale, sulla quale una lapide marmorea reca ben visibile “l’elenco dei tributi da versare ai Signori Ruffo”. Nel 1960, davanti la piazza della chiesa parrocchiale, è stato collocato un monumento in memoria del De Flotte, francese garibaldino, morto nel 1860 nel sanguinoso scontro avvenuto nella stessa piazza tra i soldati regi e i garibaldini.
Forte a Solano è la devozione di San Giuseppe. Si racconta che, agli inizi del 900, durante un periodo di carestia, un bambino affamato chiese del pane alla madre che, con tono ironico, lo invitò a chiederlo al Santo. Il piccolo ritornò dalla madre con una pagnotta fumante, dichiarando di averlo ricevuto direttamente da San Giuseppe. Stranezza del caso fu che, quel giorno, tutti i forni erano chiusi e non si trovò persona che smentisse il fanciullo.
Tale evento è ricordato dagli abitanti del luogo come “il miracolo di San Giuseppe”.